Landrù

"Il tesoro di una nazione è la sua onestà" Ezra Pound ... e il nostro è un paese sul lastrico (Landrù)

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venerdì 10 luglio 2009

“Mi scusi, signor Ambrosoli”



“Mi scusi, signor Ambrosoli”: sono queste le parole – decisamente inusuali visto il contesto – utilizzate dal killer italoamericano William Aricò, un attimo prima di scaricare la sua 357 magnum all’indirizzo di Giorgio Ambrosoli. È l’11 luglio del 1979, è da poco passata la mezzanotte e l’avvocato Ambrosoli si trova improvvisamente e inaspettatamente solo davanti alla morte, dopo avere passato le ultime ore della sua vita in compagnia di alcuni amici, per assistere ad un match di pugilato in televisione.

Sono passati trent’anni da quel giorno e ancora oggi conserva intatta tutta la sua freschezza e validità la lezione di vita offerta da quest’uomo che non esitò, in nome e per conto di uno Stato titubante per non dire colluso, a scontrarsi con il sistema mafioso e di corruttela costruito da Michele Sindona.

Giorgio Ambrosoli nasce il 17 ottobre del 1933 a Milano da una famiglia agiata, di estrazione borghese; il padre, pur essendo avvocato, lavora in banca e l’educazione che offre ai figli – Giorgio è il primogenito di tre – è fondata su rigidi principi e una robusta fede cattolica. Durante il periodo degli studi, Ambrosoli manifesta simpatia per la monarchia e quel riferimento si consoliderà anni dopo in una cultura profondamente liberale. Una cultura che, insieme alle radici cattoliche e borghesi, lo renderanno sempre particolarmente diffidente nei confronti della politica, come ben ci ricorda lo scrittore Corrado Stajano nel suo indimenticabile “Un eroe borghese” (Einaudi, Torino 1991): “La politica, per lui, è ancora peggio dell’arte del possibile, è solo l’arte dell’intrigo, dell’imbroglio, della sopraffazione. La politica è la maledetta politica, i partiti sono i responsabili della degradazione nazionale, nemici dell’interesse collettivo, sempre dalla parte dell’interesse particolare, anche se inverecondo, anche se contrario a ogni codice naturale, morale, penale. Uomo dello Stato proverà su di sé che cosa significa avere nemiche le istituzioni e alleati solo uomini anomali e senza potere”.

Laureatosi in legge all’Università Statale, contrariamente all’idea del padre che sogna per lui un futuro sicuro in banca, decide di dedicarsi anima e corpo all’avvocatura e alla famiglia, che costruisce con Annalori, conosciuta proprio ai tempi dell’Unione Monarchica e dalla quale avrà tre figli di cui andrà sempre estremamente fiero. Anche dal punto di vista professionale, i motivi di soddisfazione non mancano; specializzatosi in diritto fallimentare, trova un primo serio impegno nella gestione del fallimento della Società Finanziaria Italiana, in capo alla quale si registra un crack di settanta miliardi.

È questo il banco di prova per l’avvocato milanese che, il 24 settembre 1974, viene chiamato dall’allora governatore della Banca d’Italia, Guido Carli, per fare luce sui castelli di carte e di inganni messi in piedi da Michele Sindona: appare fin da subito chiaro che il finanziere siciliano si è mosso certo dell’impunità e andando avanti Ambrosoli si convincerà sempre di più dell’ampia libertà di manovra concessa dal sistema. Grazie alle carte che riesce a collazionare e alle irregolarità e falsità che scopre di giorno in giorno, Ambrosoli risale ai legami che Sindona ha con la politica (Andreotti, Piccoli, Fanfani), la Chiesa (Marcinkus e lo Ior), la massoneria (Gelli e la P2), la finanza (Cuccia), per finire con la magistratura e la mafia siciliana.

Del resto la complessità diabolica di un intreccio tra politica, finanza, massoneria e criminalità mafiosa appare evidente ad Ambrosoli fin da subito, come ben si coglie dalla lettera indirizzata alla moglie, scritta a pochi mesi dall’incarico di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana e trovata per caso dalla donna, all’insaputa del marito: “E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di fare qualcosa per il paese (…) A quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito”. Quella lettera, un testamento nei fatti, ha i toni accorati di un forte impegno civile, è una pagina di etica della professione che andrebbe imparata a memoria nelle scuole. Nelle parole di Ambrosoli1 si coglie una profondità di riferimenti valoriali che oggi più che mai mancano al nostro Paese, si percepisce l’orgoglio di chi si sente servitore dello Stato, ma non per questo affatto sminuito, anzi pronto piuttosto a sacrificarsi per il bene comune senza ambire a risultati

A nulla valgono le pressioni e finanche i tentativi di avvicinarlo e di corromperlo che Sindona mette in atto, per evitare strascichi in ambito civile e penale. I cinque anni che vedono Ambrosoli alla guida della Banca Privata Italiana sono costellati di difficoltà e ostacoli frapposti alla sua azione anche da ambienti istituzionali e politici. Sono gli anni in cui Sindona viene celebrato come il “salvatore della lira” da Giulio Andreotti e in un contesto di isolamento, l’avvocato milanese può contare solo sull’apporto generoso del maresciallo Silvio Novembre, un finanziere tutto d’un pezzo. Un isolamento che si ampia a dismisura, quando anche i vertici della Banca d’Italia, nelle persone di Paolo Baffi e Mario Sarcinelli, vengono colpiti da un’inchiesta giudiziaria dai contorni poco chiari ancora oggi, in realtà tolti di mezzo per privare Ambrosoli di ogni appoggio.

Le pressioni si fanno più pesanti fino a sfociare in minacce vere e proprie alla sua incolumità e a quella dei suoi cari, ma nonostante tutto Ambrosoli, ben cosciente dei rischi che corre, chiude il procedimento di liquidazione, dopo cinque anni di duro lavoro. L’avvocato impedisce così il salvataggio dell’istituto richiesto da più parti a nome di Sindona, ma soprattutto getta le basi perché venga riconosciuta la piena responsabilità di Sindona in sede penale e civile. Negli stessi mesi l’intransigente commissario liquidatore collabora con la magistratura statunitense e con l’FBI per il crack negli Stati Uniti di un’altra banca controllata da Sindona, la Franklin National Bank e, proprio il giorno prima del suo assassinio, depone come testimone nell’ambito di una rogatoria internazionale, eseguita presso il Palazzo di Giustizia di Milano alla presenza delle autorità americane. Una deposizione che avrebbe dovuto sottoscrivere il 12 luglio, ma che non arriverà mai a firmare, bloccato dalle pallottole del killer mafioso.

Per l’omicidio Ambrosoli vengono condannati all’ergastolo Michele Sindona e Robert Venetucci, un mafioso italoamericano coinvolto nel traffico di stupefacenti. Sindona muore in carcere a Voghera, dopo aver ingerito un caffè contenente cianuro. Ancora oggi non è chiaro se sia stato messo a tacere oppure se la morte sia stata l’epilogo di un tentativo di suicidio, che lo avrebbe dovuto portare fuori dal carcere.

Giorgio Ambrosoli venne lasciato solo anche il giorno del suo funerale. Nessuna autorità, nessun rappresentante di quello Stato per il quale l’avvocato milanese si era speso con coraggio, fino all’estremo sacrificio.

Oggi le vicende di quegli anni sono raccolte in un bel libro scritto dal figlio di Giorgio Ambrosoli, Umberto. Il titolo è tratto proprio da quella lettera testamento lasciata dal padre “Qualunque cosa succeda” (Sironi Editore, Milano 2009). Una testimonianza di prima mano, con particolari inediti: “Toccare con mano la disinvoltura con la quale lo Ior ha operato insieme a Sindona genera in papà una sorta di imbarazzo, quasi una crisi della dimensione spirituale. Ma per noi tre continua a volere una formazione religiosa”.

L’esempio di Ambrosoli è ancora vivo dopo trent’anni, soprattutto perché la situazione del nostro Paese non sembra essere cambiata. La corruzione, dopo gli anni di Mani Pulite, non ha mai allentato la presa sulla società e sull’economia e la certezza della pena per quanti si macchiano di crimini in ambito economico e finanziario resta una petizione di principio. Ricordare Ambrosoli significa consegnare il ricordo di un uomo dello Stato a quanti non l’hanno conosciuto, nella speranza che il suo impegno possa trovare altre gambe su cui camminare.



[1] Anna carissima,

è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. (Banca Privata Italiana n.d. r.) atto che ovviamente non soddisfarà molti e che è costato una bella fatica. Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di fare qualcosa per il paese.

Ricordi i giorni dell'Umi (Unione Monarchica Italiana n.d.r.) , le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant'anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l'incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato - ne ho la piena coscienza - solo nell'interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.

I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [... ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa. Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell'altro.. Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi (…)

Giorgio

tratto da LiberaInformazione

domenica 5 luglio 2009

Ripensare il lavoro, ripensare la disoccupazione



(Nota: questo post non parla della tragedia di chi ha perso il lavoro e deve pagare il mutuo e mantenere la famiglia. Parla invece del dramma di tutti gli altri.)

Un'amica su Facebook un bel giorno se ne esce con questo status: Non sono disoccupata ma in vacanza. Userò la vacanza per diventare una cuoca, una moglie, una zia, una poliglotta e una viaggiatrice migliore. Da molto tempo volevo consigliarvi un libro uscito almeno 13 anni fa, che si chiama L'orrore economico, la cui autrice è la giornalista francese Vivianne Forrester entrata di diritto nel club delle Cassandre. In pieni anni '90, Vivianne anticipava il disastro della globalizzazione, delle chiusure delle fabbriche, del dumping sui salari, della forza lavoro nei Paesi sottosviluppati. Ma più di tutto, la saggia giornalista rimetteva in discussione la mitologia del lavoro: quella secondo cui siamo realizzati solo con una carriera, o almeno un "posto nella società" anche se è solo un cubicolo da call center. Per poter andare a testa alta (anche se la abbassiamo tutti i giorni davanti a un datore di lavoro sprezzante), per "non dover chiedere niente a nessuno" (anche a prezzo di umiliazioni inenarrabili - molto superiori al chiedere venti euro al papà pensionato).

La crisi, tra i tanti sconvolgimenti che produce, sarà anche causa di una completa revisione della nostra percezione di lavoro, posto di lavoro, ruolo sociale. Il disoccupato, come sottolineava anche la Forrester, è stato finora persona invisibile, che striscia lungo i muri oppresso dalla propria vergogna e dal proprio senso di colpa, perché "se non trovi lavoro è perché non lo cerchi abbastanza". Nulla come la disoccupazione è stato causa di depressioni, ansie, persino tentati suicidi. Altro che le corna.

Fermo restando, come premesso, il rispetto per chi non ha da dar da mangiare ai figli, ci si chiede se sia sensato ed opportuno per tutti gli altri abbandonarsi alla disperazione quando è ormai assodato che non c'è più trippa per gatti. Non avere lavoro sarà sempre più la norma, ed averlo l'eccezione. E qui torniamo alla mia amica: in presenza di una solidità alle spalle, che siano i genitori pensionati, il coniuge con un reddito, o la casa di proprietà, vale davvero la pena rischiare la propria salute mentale e fisica a disperarsi per la perdita di un lavoraccio magari precario e sottopagato? Non sarà meglio dedicarsi alla cucina e buonanotte?

In fin dei conti, è sempre stato così. Fino a cinquant'anni fa, la zia zitella, il nipote orfano, il fratello fannullone avevano qualcuno che li manteneva. Era normale, la solidarietà familiare. Oggi ci si sente subito "parassiti", non appena si smette di racimolare quei 400 penosi euro col proprio lavoro "creativo", "intellettuale" o sfruttato che sia. Cucinare cibi sani per la famiglia, fare volontariato sulle ambulanze, cimentarsi con orti e giardini pubblici, impegnarsi per l'ambiente, non sono attività che configurerei come parassitarie, tutt'altro. E questi ruoli saranno sempre più riconosciuti socialmente, anche dal papà pensionato e dal marito con la busta paga. E' la fine della vergogna da disoccupazione, se vogliamo considerarla una buona notizia.

Probabilmente non sarete d'accordo con me e leverete alti lai. Non mi importa: precaria da una vita, ho capito da tempo che nel disperarsi si rischia solo la salute. Noi non siamo qualche biglietto da cento, siamo parte di una comunità a cui possiamo essere utili in mille modi. Gli yuppie sono morti da un pezzo, seppelliamoli senza rimpianti e riprendiamoci la nostra esistenza... senza vivere "alle spalle di qualcuno", ma dando qualcosa, molto, in cambio.

Pubblicato da Debora Billi

venerdì 26 giugno 2009

Che cos'è il Mothers Act?



Sto ricevendo email in cui mi si chiede di firmare la petizione online contro il "Mothers Act" e anche richieste di chiarimenti da parte di chi ha ricevuto il messaggio che ho fatto girare. In effetti non ho trovato granché in italiano e questo articolo dovrebbe dare un'idea adeguata a riguardo.

Letteralmente in questo contesto Act significa Decreto, Legge, quindi una legge a favore delle madri, nello specifico delle future e neo mamme e dovrebbe servire a far sì che le istituzioni si prendano cura di loro durante il periodo della gravidanza, del parto e dopo il parto. Questo perché alcune donne sono state soggette a disturbi di un tipo o di un altro in concomitanza con la gravidanza e il parto. Per quanto si potrebbe pensare che il Mothers Act sia un impegno della comunità nei confronti delle donne nel ruolo di madre, in realtà è stato elaborato dalla lobby di Big Pharma, con il solo scopo di trasformare la gravidanza, il parto e la nascita in una condizione medica in cui si verifica la presenza di malattie mentali da trattare con gli psicofarmaci.

La Lobby di Big Pharma

Sono diversi anni che Big Pharma cerca di far approvare dal Congresso Americano il Mothers Act, ma non è mai passato perché uno dei due schieramenti si opponeva all'altro che era finanziato dalla lobby al fine di farlo approvare.

Di solito le lobbies appoggiano finanziariamente uno o l'altro degli ormai soli due gruppi di partiti politicamente opposti per fare approvare provvedimenti favorevoli agli interessi che esse rappresentano o per far cadere quei provvedimenti che invece non sono affatto favorevoli.

Questo fa sì che un gruppo politico spinga le approvazioni di decreti o leggi nell'interesse dei loro finanziatori contrastati dagli oppositori che ovviamente portano avanti altri interessi. Questa situazione conduce spesso a un impasse e a logoranti lotte fino all'ultimo voto che possono durare intere legislature.

Il problema è che ora questa proposta ha maggiori probabilità di diventare legge perché Big Pharma ha cambiato strategia: Ha finanziato alla pari entrambi gli schieramenti politici con il risultato che sia i Repubblicani che i Democratici voteranno a favore.

Questa strategia è già stata adottata in Italia per la proposta di legge di vendere farmaci nei supermercati che è stata bocciata sia dalla maggioranza che dall'opposizione perché Federfarma, la potente lobby dei proprietari di farmacie, ha dato ai due schieramenti (centrodestra e centrosinistra) 250 mila euro complessivi, divisi in parti uguali, quindi 125 mila a uno schieramento, e 125 mila all'altro: sono la somma di tanti finanziamenti da 5 mila, 10 mila, 7 mila, 3 mila, 8 mila che di volta in volta sono finiti nelle tasche dei vari parlamentari, per non fare approvare determinate leggi o farne approvare delle altre che favoriscono gli interessi di Federfarma.

Cosa succederà se il Mothers Act verrà approvato?

Negli Stati Uniti le donne in età fertile verranno sottoposte a screening allo scopo di identificare malattie mentali pre e post parto per sottoporle, nel caso di riscontri positivi, a trattamenti psichiatrici farmacologici obbligatori. Ovviamente tali malattie sono più o meno collezioni di sintomi di cui a volte possono essere affette anche persone in buone condizioni fisiche e mentali, ma in momenti particolari come la gravidanza o il parto possono essere fatte passare per veri e propri disturbi mentali che necessitano di trattamento con psicofarmaci come antidepressivi e antipsicotici.

Il problema investe anche il feto che rimarrebbe ugualmente drogato dai farmaci assunti dalla madre, con conseguenti possibili malformazioni fisiche e ottundimento delle capacità mentali, un futuro irto di difficoltà di apprendimento.

Perché la cosa dovrebbe riguardarci? Perché riguarda una serie di abusi che Big Pharma e il suo esercito di psichiatri perpetreranno su delle donne e i loro bambini e ognuno di noi dovrebbe fare la sua parte per evitarlo, non importa a quale nazione appartengano.

In ogni caso anche se volessimo egoisticamente pensare ai fatti nostri, il cartello farmaceutico non conosce frontiere e quanto avviene oggi negli Stati Uniti viene poi replicato nel resto del mondo e chi ha pensato che la cosa non lo riguardasse potrebbe invece ritrovarsi con la moglie, la sorella, la madre o la figlia sottoposte a screening e a trattamento psichiatrico.

Il Mothers Act attuale che Big Pharma sta spingendo per l'approvazione è noto come "Melanie Blocker Stokes Mom's Opportunity to Access Health, Education, Research, and Support for Postpartum Depression Act of 2009" e prende il nome da Melanie Blocker Stokes, una madre che, dopo aver partorito è stata sottoposta a una serie di trattamenti psichiatrici con psicofarmaci ed elettroshock e poi si è suicidata. Si sostiene che Melanie si sia suicidata perché non si è intervenuti preventivamente e quindi il Mothers Act è considerato un impegno che la comunità deve assumersi al fine di impedire che altre madri facciano la fine di Melanie e questa è la tesi che Big Pharma sostiene tramite i suoi gruppi di facciata.

Sarebbe assurdo immaginare che nessuno abbia il minimo sospetto che il suicidio possa essere la conseguenza del trattamento con gli antidepressivi e gli elettroshock quando "pensieri tendenti al suicidio" è uno degli effetti collaterali elencati nei foglietti illustrativi di tali psicofarmaci.

E' necessario quindi anche il tuo intervento, il minimo che si possa fare è firmare una petizione online a cui puoi accedere dal link in fondo alla pagina.

Passa il link di questo mio articolo ai tuoi amici e conoscenti per informarli di questo vero e proprio pericolo per il futuro dell'Umanità. Ho già inviato questo articolo a più di 2.800 persone. Queste sono briciole, insieme possiamo dare un sostanziale contributo alla lotta contro i nemici dell'umanità. Se ti sembra che sto esagerando è solo perché i media anestetizzano la nostra capacità di valutare.

Quello che segue un articolo che ho tradotto per aggiungere altri dati sull'argomento.

Il Mothers Act Alimenta un' Industria Multimiliardaria

di Evelyn Pringle - traduzione di Luciano Gianazza.
La maternità è diventata preda del cartello psico-farmaceutico. Se una nuova normativa conosciuta come Mothers Act diventerà legge, il numero dei bambini drogati tramite la propria madre durante la gravidanza e l'allattamento senza dubbio aumenterà.

Il Congresso ha giustamente rifiutato di far passare questo disegno di legge per otto anni. Il titolo ufficiale è attualmente "Melanie Blocker Stokes Mom's Opportunity to Access Health, Education, Research, and Support for Postpartum Depression Act of 2009".

La proposta di legge è stata introdotta in Aula durante il 110mo Congresso il 4 gennaio 2007, dal democratico dell'Illinois Bobby Rush e poi reintrodotta in entrambi gli organismi del nuovo Congresso, nel gennaio 2009, dopo che il disegno di legge cadde in prescrizione in Senato l'anno scorso.

Il senatore democratico Robert Menendez del New Jersey, dove risiedono un gran numero di aziende farmaceutiche, e Richard Durbin (D-IL) sono i principali sostenitori del progetto di legge al Senato.

In un discorso fatto durante l'Assemblea del 30 marzo 2009 dal deputato Rush divenne chiaro l'obiettivo di questa proposta di legge quando ha affermato che "dal 60 al 80 per cento delle nuove mamme sperimentano sintomi di depressione post parto, mentre la condizione più grave, la psicosi post parto, interessa fino al 20 per cento delle donne che hanno partorito da poco. "

Dopo che l'Assemblea ha votato per far passare la legge quel giorno, il deputato ha dichiarato: "La legge AR 20 metterà finalmente a disposizione significative somme di denaro e attenzione per la ricerca, selezione, trattamento e istruzione delle madri che soffrono di questa malattia."

Il vero obiettivo dei promotori di questa legge è quello di trasformare le donne in età fertile in consumatrici a vita di trattamenti psichiatrici mediante lo screening per tutta una serie di "disturbi dell'umore" e "ansia" e non semplicemente per la depressione post parto.

Mai abbastanza viene detto riguardo alla capacità di chiunque, con un camice bianco addosso e un titolo medico, di convincere le vulnerabili donne in gravidanza e le neo-madri che i pensieri e sentimenti che possono provare in un giorno qualsiasi potrebbero essere anormali.

La costante sorveglianza e il fuoco di fila di domande, tipo sei depressa?, sei preoccupata, hai cambiamenti di umore?, hai paura della maternità?, dormi bene?, ci sono cambiamenti nella tue abitudini alimentari?, è prevedibile che sortiranno senza ombra di dubbio l'effetto di convincere molte donne che normali pensieri ed emozioni sono segno di disturbi mentali.

In un articolo del 13 marzo 2008, "Etichettare la Gravidanza come Malattia Mentale", Byron Richards scrive nel NewsWithViews:

"Il Mothers Act ha il netto effetto di riclassificare il processo naturale della gravidanza e della nascita, come un disturbo mentale che richiede l'utilizzo di farmaci psicotropi non verificati ed estremamente pericolosi (che possono facilmente danneggiare il bambino). Il progetto di legge è stato ovviamente scritto dalla lobby di Big Pharma e la sua conversione in legge sarebbe considerata ridicola, se non stesse accadendo davvero."

Mentre manie, psicosi, agitazione, ostilità, ansia, confusione, depressione e tendenze suicide sono spesso citate come "sintomi" della malattia mentale, molti degli stessi esatti "sintomi" sono elencati come effetti collaterali sulle etichette di avvertimento per gli antidepressivi, antipsicotici e anticonvulsivanti .

Tutti questi farmaci sono attualmente prescritti per trattare "cambiamenti di umore" e "ansia", disturbi per i quali alle donne verrà fatto lo screening se la proposta diventerà legge. Nel caso di donne in gravidanza, nessun farmaco psichiatrico è stato approvato dalla FDA come di uso sicuro.

Le nuove clienti acquisite saranno stigmatizzata per tutta la vita con le etichette delle più gravi forme di malattia mentale, semplicemente perché sono abbastanza sfortunate di essere rimaste in gravidanza negli Stati Uniti, dove gravi disturbi procurano grandi profitti a chi prescrive sostanze psicotrope di ogni genere.

Nel Medical News Today del 1° settembre 2008 compare un titolo riguardante uno studio che dichiara: "Gli americani Mostrano Poca Tolleranza per la Malattia Mentale nonostante sia in aumento la credenza che la causa sia genetica". Lo studio del professore di sociologia Jason Schnittker dell'Università della Pennsylvania, ha messo in evidenza che mentre gli americani credono che la malattia mentale abbia cause genetiche, il paese non è più tollerante nei confronti del malato di mente di quanto lo fosse 10 anni fa.

Lo studio ha esaminato la tolleranza in termini di indisponibilità a vivere accanto a una persona malata di mente, con una casa famiglia per malati di mente nel quartiere, trascorrendo una serata a socializzare con una persona malata di mente, lavorando a stretto contatto con tale persona sul posto di lavoro, facendo amicizia con una persona con una malattia mentale o rimanere sposato una persona malata di mente in famiglia.

L'industria multimiliardaria

In un articolo per AlterNet del 18 giugno 2008, il dottor Bruce Levine, autore del libro, "Sopravvivere all'Epidemia di Depressione dell'America" (Surviving America's Depression Epidemic), spiega come funziona il cartello psico-farmaceutico. "Il trattamento della salute mentale negli Stati Uniti è ormai un'industria da miliardi di dollari", riferisce ", e ad essa vengono applicate tutte le regole tipiche di qualsiasi industria".

"Non solo Big Pharma ha influenti psichiatri sul suo libro paga, quasi ogni istituto della salute mentale da cui i medici, la stampa e il pubblico ricevono le informazioni sulla salute mentale è finanziariamente interconnesso con Big Pharma".

"L'American Psychiatric Association, l'organizzazione professionale della psichiatria, dipende fortemente dalle sovvenzioni da parte delle case farmaceutiche e questo vale anche per Alleanza Nazionale per i Malati Mentali e le altre cosiddette organizzazioni dei consumatori."

"Il dipartimento di psichiatria di Harvard e di altre prestigiose università prendono milioni di dollari da società farmaceutiche, e l'Istituto Nazionale della Salute Mentale da fondi a ricercatori che sono finanziariamente connessi con le aziende farmaceutiche".

Sono più i Democratici che i Repubblicani che spingono il Mothers Act. L'aumento dei finanziamenti per la campagna elettorale dei Democratici può spiegare questa svolta degli eventi. Nelle ultime otto campagne elettorali l'industria farmaceutica ha dato molti più fondi ai Repubblicani che ai Democratici. Nel 2006, la percentuale era pari al 28% per i Democratici e il 70% per i Repubblicani, secondo il Center for Responsive Politics, un gruppo no-profit che esegue il monitoraggio dei finanziamenti politici.

Ma per la campagna del 2008 i Democratici hanno avuto quasi gli stessi soldi dati ai Repubblicani con $5.099.942 rispetto ai $5.680.871 dati ai repubblicani, e questo è probabilmente il motivo per cui i democratici permetterebbero che tale palese schema di marketing di farmaci venga attuato.

"Il Mothers Act, mentre sembra un atto di benevolenza, è una misura inutile e pericolosa che si tradurrà in un ulteriore eccesso di prescrizione di farmaci che sono già esageratamente prescritti in modo grottesco.", spiega Kate Gillespie, uno dei legali di punta che stanno portando avanti le cause legali per i difetti di nascita causati dagli SSRI e per i casi di suicidio legati al Paxil, di stanza a Los Angeles presso lo studio legale Baum, Hedlund, Aristei & Goldman.

"La proposta di legge è una sentiero pericoloso", ammonisce, "verso la prescrizione forzata alle donne in età fertile di psicofarmaci di dubbia efficacia e con gravi problemi di sicurezza per le madri ed i loro bambini innocenti - farmaci che possono causare terribili effetti collaterali, tra cui, comportamenti con tendenza al suicidio, violenza e devastanti difetti di nascita."

Naturalmente, le madri che veramente non riescono a cavarsela da sole dovrebbero essere aiutate", dice la Sig.ra Gillespie, "ma abbiamo davvero bisogno di una legge che preveda che le madri debbano essere esaminate e drogate?"

"Togli la politica e Big Pharma, e la pressione per fare approvare questa legge non avrebbe più senso".

Secondo il Dottor Levine, per politici un impegno molto meno disastroso, piuttosto che fare il push di farmaci per le madri in gravidanza, sarebbe quello di promuovere l'espansione delle cure mediche per la depressione post parto".

Il Dott. Levine afferma che il Mothers Act" omette delle verità" riguardo a Melanie Blocker-Stokes, la donna da cui poi il disegno di legge ha preso nome, e le seguenti informazioni riguardanti il suo suicidio dovrebbero essere rese note:

"Melanie Blocker-Stokes ha di fatto ricevuto estesi trattamenti psichiatrici. E' stata ricoverata in ospedale per tre volte in sette settimane, le sono state date quattro combinazioni di farmaci antipsicotici, ansiolitici e antidepressivi, è stata sottoposta a terapia elettroconvulsivante (elettroshock). Ma, nonostante il trattamento psichiatrico - o a causa di esso - Melanie Blocker-Stokes si uccise gettandosi dal dodicesimo piano di un hotel di Chicago".

"Non vi è alcuna prova che l'uso di antidepressivi da parte di madri depresse abbassi il rischio di suicidio", dice il dottor Levine, "mentre vi è una grande quantità di evidenze che l'uso di antidepressivi può rendere alcune persone maniacali, agitate, e violente".

Promotori per soldi del Mothers Act

Katherine Stone gestisce un sito internet chiamato "Postpartum Progress" e inserisce dei post nel blog ogni giorno. Presta la sua opera anche nel consiglio di amministrazione del Postpartum Progress Internazionale come Presidente delle relazioni pubbliche. La sua biografia dice che "è riconosciuta a livello nazionale, premiata sostenitrice delle donne con disturbi dell'umore ed ansia perinatali."

"Katherine sul suo sito web riferisce che nel 2001, dopo la nascita del suo primo figlio ha sofferto di disturbo ossessivo compulsivo post parto. La sensazione di isolamento e di vergogna l'ha subito ispirata a creare Postpartum Progress, che è diventato il blog più letto negli Stati Uniti sulla depressione post parto, depressione pre parto, psicosi post parto e altri disturbi relativi a prima, dopo e durante il parto."

In un'altra pagina intitolata "L'Arte della Cura Psichiatrica", Katherine dice alle donne di cambiare farmaco se non funziona, perché per la sua diagnosi di Disturbo Ossessivo Compulsivo, afferma:

"Ho preso molti farmaci, compresi Effexor, Celexa, Seroquel, Risperdal, Wellbutrin, Luvox, Cymbalta, ecc. Usandoli tutti quanti sono guarita. Alcuni semplicemente hanno funzionato meglio di altri nella cura dei miei sintomi."

Termina il suo commento dicendo alle donne: "Troverai il farmaco che va bene per te e migliorerai."

La prescrizione di sette farmaci, tra cui due antipsicotici e cinque antidepressivi, per il trattamento dell'OCD (Disturbo Ossessivo Compulsivo) è un tipico esempio di medicalizzazione orientata al profitto che le donne arpionate dal Mothers Act dovranno affrontare, ma la descrizione che Katherine ha fornito si discosta molto dal comparativamente minore trattamento che ha ricevuto, come ha affermato nella pubblicazione del 7 giugno 2004 di Newsweek "Nel mio caso si è trattato di prendere un antidepressivo e di fare una seduta di terapia alla settimana."

A parte tutti i gravi rischi per la salute ormai noti per essere associati a questi farmaci, la maggior parte delle donne non potrebbe permettersi la"cura" dei sette farmaci che Katherine ingerito. Secondo DrugStore.com, da un conteggio del dicembre 2008, dal primo all'ultimo, per una fornitura di una dose media di 30 giorni, i farmaci avrebbero questi costi: Effexor $197.86, Celexa $279.92, Seroquel $388.38, Risperdal $652.07, Wellbutrin XI $202.08, Luvox CR $135.99, and Cymbalta $366.62. Il costo del "ecc." è impossibile da calcolare, senza sapere quanti altri farmaci ha preso.

Come Postpartum Progress ci sono altri siti finanziati da chi ha interesse che vengano somministrati farmaci. (Le cifre sopra sono riportate sono quelle che spenderebbe una singola persona per la "cura" di un messe e danno un'idea dell'entita del business della "Depressione Post Parto" - n.d.t).

Evelyn Pringle scrive editoriali per Scoop Independent News, è una giornalista investigativa focalizzata sull'esporre la corruzione nel governo e delle corporazioni Americane. Articolo sponsorizzato dallo studio legale Baum, Hedlund, Aristei & Goldman.

articolo tratto da Medicinenon

martedì 23 giugno 2009

ZEITGEIST il miglior documentario mai creato



doppiato in italiano

Zeitgeist, the Movie è un web film non profit del 2007, diretto, prodotto e distribuito da Peter Joseph; è uscito in lingua inglese sottotitolato in diverse lingue, tra cui l’italiano; è da ora disponibile, grazie al lavoro no profit dei ragazzi di Artelier Video, doppiato interamente in italiano. È un documentario diviso in tre parti, apparentemente distinte ma rivolte verso un unico messaggio: * La prima parte tratta della religione cristiana come fosse un mito, comparando la storia del Cristo con quella di diverse religioni precedenti, in particolare con il mito di Horus. Così facendo propone una lettura astronomica della Bibbia. * La seconda parte rivisita gli attentati dell’11 settembre 2001, i possibili artefici dell’attentato, chi possa averne tratto beneficio, e se potevano essere evitati. * La terza parte traccia un filoconduttore tra i grandi conflitti bellici che hanno coinvolto gli Stati Uniti, partendo dalla prima guerra mondiale sino alla seconda guerra del golfo, riconducendo il tutto alle logiche affaristiche dei maggiori cartelli bancari statunitensi e al ruolo principale della stessa Federal Reserve.

venerdì 12 giugno 2009

Tecniche del riciclaggio di denaro



I riciclatori di denaro affinano continuamente i loro metodi. Fino all’inizio degli anni ’80 il sistema bancario costituiva ancora il filtro tra la circolazione legale e illegale del denaro. Una volta che il denaro contante sporco,derivante dal narcotraffico, veniva a trovarsi su un conto bancario ,l’ostacolo maggiore era rimosso. Poi alcuni grandi casi legati alla droga (Pizza Connection, Caso Magharian, BCCI) resero evidente il ruolo decisivo esercitato dal settore bancario nel riciclaggio di denaro. Le banche finirono sotto pressione in tutto il mondo. Da allora norme e regole più severe delle associazioni bancarie e del controllo statale delle banche rendono meno facile abusare del sistema bancario. Ma i riciclatori di denaro non sono rimasti inattivi e hanno elaborato nuove tecniche. A questo proposito è particolarmente significativo l’uso di ditte di copertura e società simulate su piazze offshore. Al centro dell’attuale riciclaggio di denaro non c’è più solo il sistema bancario, ma un alleanza tra banche e società-offshore. Il riciclaggio di denaro è diventato un processo stratificato.(1) Nella letteratura specialistica viene suddiviso in tre fasi:

1. Inserimento del denaro acquisito illegalmente nella circolazione della moneta bancaria (sul conto di una persona fisica o giuridica).

2. Camouflage: L’origine criminosa del denaro deve essere cancellata e si deve creare l’apparenza di una provenienza finanziariamente plausibile.

3. L’integrazione: Il denaro viene investito nel sistema economico legale.

Le società offshore possono avere un ruolo in tutte e tre le fasi. Una volta che esista una “stazione di testa” nell’economia legale, questa può continuare ad essere usata per riciclare altro denaro. Un affare simulato di una stazione di testa potrebbe ad esempio consistere nel fatto che un proprietario di negozio paghi ad un fornitore fittizio un conto elevato per merci mai fornite. Il falso fornitore potrebbe consegnare in contanti al proprietario di negozio la somma necessaria. Questo registra forse a sua volta il denaro così ricevuto come entrata in contanti (fittizia) per vendite e paga il conto del fornitore fittizio con una trattenuta per le sue prestazioni di servizio. Sono pensabili anche altre manipolazioni,ad esempio la creazione di guadagni o perdite artificiosi mediante prezzi di vendita eccessivi o troppo bassi.Le possibilità sono fondamentalmente infinite. Si possono ordinare arredamenti di negozi presso imprese amiche a prezzi gonfiati. Anche lo “shopping esageratamente conveniente” a scopo di evasione fiscale è interessante, perché permette al fornitore amico all’estero di abbassare il guadagno, risparmiare tasse e addirittura presentare perdite. Quando la merce acquistata ad un prezzo troppo basso viene rivenduta a prezzo normale, ne risulta un guadagno, occultato alle autorità del paese di provenienza, che può venire spartito. Molto amata è la “vendita a cascata”. Una ditta può essere rivenduta ad un’altra società dello stesso gruppo segreto a un prezzo esorbitante e questo più volte. Due piccioni con una fava: da una parte il venditore ha fatto un guadagno diretto, che legalizza i suoi fondi neri. E il compratore ottiene per la propria società acquirente un aumento di valore (in parte fittizio) e si è a sua volta liberato di denaro in nero. Poiché compratore e venditore in fondo sono identici, ci sono solo vincitori. Chiunque voglia riciclare denaro è consapevole che in primo luogo questo ha un prezzo. Si produce qualcosa di analogo a quanto avviene con la ricettazione tradizionale: chi vuol vendere un anello con diamante rubato, sa che il ricettatore lo paga al di sotto del suo valore. Qui sta forse la soluzione di infiniti misteri economici: perché i riciclatori di denaro finanziano sempre progetti e persone senza preoccuparsi delle perdite ? Là dove i compratori tradizionali vedono solo cifre in rosso, loro incassano un dividendo soddisfacente sul capitale riciclato. Ma anche i riciclatori operano con razionalità e cercano metodi sempre migliori e meno costosi. A questo proposito sembra evidenziarsi una maggiore inclusione nel riciclaggio di denaro del commercio con titoli e derivati finanziari. In questo settore si può conferire un background apparentemente legale e legittimo a grosse somme di denaro mediante semplici manipolazioni fraudolente (per esempio, la falsificazione della data).


Note:

1) ”Il riciclatore di stampo moderno persegue tuttavia NON soltanto lo scopo di nascondere la preda, affinché non possa venir sequestrata e ritirata dalla circolazione. Vuole anche riservarsi la possibilità di metter mano in ogni momento ai valori patrimoniali e di investirli in maniera vantaggiosa. A questo scopo il guadagno criminoso deve assumere una forma adatta al trasferimento insospettabile e all’ investimento professionale. Il riciclatore di denaro vuole muoversi in un mercato dove segretezza e libertà di disposizione possano essere massimizzati. La piazza finanziaria Svizzera, con la sua sofisticata protezione del segreto e la tradizionale libertà del traffico transnazionale di denaro e di capitale, offre queste premesse. Già da parecchio tempo il ricavato illegale è fatto NON di denaro in forma di banconote o monete. Può derivare direttamente dal crimine in veste di crediti contabili o altri valori patrimoniali, quali titoli, metalli preziosi e oggetti d’arte, o essere trasformato in essi attraverso ripetute transazioni.” (Peter Klauser, direttore della Banca Nazionale Svizzera (SNB), in “Quartalheft” 4/95).

Pubblicato da L'economista ($)mascherato

mercoledì 10 giugno 2009

''... ne avete fatto una spelonca di ladri''



di Giorgio Bongiovanni - 21 dicembre 2008

Crimini in Vaticano
Prima Parte
Misteri, crimini e omissioni all'ombra della cupola Vaticana. Nella prima parte del nostro dossier i legami dell'alta prelatura vaticana con la finanza criminale, le mafie e i corrotti del nostro tempo ...


Ho scritto il 21 dicembre 2008:

Premessa:

Mi sento un uomo di fede e come tutti sanno da vent’anni vivo la mia esperienza spirituale personale, ma sono anche un giornalista impegnato, quale direttore di ANTIMAFIA Duemila, nel cercare di dare il mio contributo all’affermazione della democrazia, della liberta, della giustizia e della fratellanza nella mia terra natia, la Sicilia, il mio Paese, l’Italia, in Europa e nel mondo intero.
Mi riconosco negli insegnamenti Cristiani della Chiesa Cattolica, anche se ho sviluppato idee per certi versi eretiche rispetto a quelle ufficialmente proclamate dalla Chiesa, concetti di filosofia universale e cosmica contemplati da molte scuole spirituali d’oriente e dello stesso occidente, che tuttavia non mi impediscono di individuare all’interno dell’istituzione cattolica l’operato di autentici Ministri di Cristo. Uomini e donne che vivono il sacerdozio a “imitazione di Cristo”, rendendo vivo e concreto il Vangelo come don Luigi Ciotti, che mi ha concesso l’onore di battezzare i miei figli, come Padre Alex Zanotelli, come Madre Teresa di Calcutta così come credo nella santità delle stimmate di Padre Pio.
Questa premessa è per specificare che quanto leggerete in questo dossier non è l’attacco di un ateo anticlericale né tanto meno la provocazione di un polemico, è invece un grido, un richiamo accorato affinché venga fatta pulizia all’interno della Chiesa di Pietro che Cristo chiamò la casa della preghiera. Perché quando tornerà non abbia a dover ripetere quanto già disse una volta: “Voi fate della mia casa di preghiera un covo di ladri” (Giovanni 2, 16 : Marco 11, 15-17: Luca 19, 45-46: Matteo 21, 12-13)
Quindi nel rispetto del credo di tutti i fedeli questo è il mio intento.

Crimini e silenzio

L’intera storia della Chiesa Cattolica, soprattutto nell’esercizio del suo potere temporale, è costellata di crimini, scandali, violenze, soprusi, menzogne e mistificazioni. Da secoli e per secoli l’Istituzione cattolica romana ha costruito il suo impero sull’inganno diventando uno degli attori principali di quel sistema mondiale che ha diviso il pianeta in ricchi predatori e in poverissimi depredati. Quello che solo oggi è visibile agli occhi di tutti è la risultante di centinaia di anni di prevaricazione e prepotenza che hanno determinato l’incolmabile divario tra i popoli, tra le razze e la devastazione del sistema ambientale ad esclusivo beneficio di pochi potenti, intoccabili e impuniti che ingrassano le loro smisurate ricchezze affamando interi popoli. Anche il Vaticano è responsabile del miliardo di persone che ogni giorno muore nel genocidio più drammatico di tutti i tempi, quello provocato dalla fame e dalla estrema povertà, perché ha stretto accordi e affari con i dominatori disonesti di ogni dove, prestando le sue segrete stanze ai criminali di ogni tempo, dittatori, mafiosi, assassini, speculatori, finanzieri senza scrupoli, politici corrotti, tutti illustri colletti bianchi e porpora. Solo di alcuni di questi, dei più piccoli e più sacrificabili tra i pesci, si sono potute ricostruire le storie criminali e senza mai alcuna conseguenza per gli alti prelati vaticani, protetti dalle solide e sontuose mura di alabastro e dal silenzio compiacente dei maggiori mass-media che sono controllati dai medesimi gruppi di potere in cui siedono cardinali e vescovi.
Non deve meravigliare perciò che di tutto il rumoreggiar che si è fatto dello scandalo dei cosiddetti “furbetti del quartierino”, dagli sms privati al vergognoso attacco che ha destituito il pg Clementina Forleo dalle proprie funzioni, poco, pochissimo risalto ha avuto invece un risvolto di questa inchiesta, a mio avviso, per niente secondario. Solo l’attenta penna di Curzio Maltese su Repubblica e un paio di ottimi libri (Capitalismo di rapina, Biondani, Malagutti, Gerevini Ed. Chiarelettere e (Onorevoli wanted, Travaglio e Gomez Ed. Riuniti) hanno riportato quanto uno dei principali protagonisti di quest’ennesima truffa ai danni degli italiani, Gian Piero Fiorani, ha raccontato in un brevissimo verbale ai magistrati che lo interrogavano.
Prima però facciamo un piccolo passo indietro.

Nuove facce, un unico infallibile metodo

Gian Piero Fiorani è un uomo brillante e carismatico. Ha solo 19 anni quando entra alla Banca popolare di Lodi. Le sue doti emergono immediatamente e nel giro di pochi anni sale i gradini della gerarchia interna alla Bpl conquistandosi la fiducia personale del grande patron Angelo Mazza che gli affida incarichi sempre più delicati in diverse parti d’Italia, a Firenze e in Sicilia, per farne poi uno dei suoi prediletti. Il giovane pupillo viene infatti a conoscenza dei conti segreti esteri di cui dispone la banca e apprende con grande celerità il sistema per guadagnare, far guadagnare e intraprendere una sfolgorante carriera. Il destino gli serve presto l’occasione per mettere in pratica tutto quanto assimilato con tanta perspicacia. Mazza muore improvvisamente a soli 58 anni nel 1997 e viene sostituito da Ambrogio Sfondrini ma solo per due anni; nel 1999, infatti, l’amministratore delegato della Banca di Lodi è Gian Piero Fiorani.
Fino al 2005, quando la sua stella precipiterà dal firmamento della finanza Fiorani farà compiere un enorme salto di “qualità” alla Bpl inserendola nella rosa dei primi dieci istituti finanziari italiani. Il metodo è vincente. Si circonda di un gruppo di fedelissimi che inserisce ai vertici dei vari posti di comando, gratifica i suoi dipendenti più audaci e molto poco schizzinosi con bonus da favola e traghetta una banca di provincia tra i colossi italiani fino a sfidare un Golia europeo come l’olandese Abn Amro.
Il tutto, come dimostrerà la magistratura, truccando le carte e violando ogni regola e, naturalmente non da solo.
Oltre ai suoi fidati Gianfranco Boni, “mago della finanza”, Attilio Savaré suo alter ego in amministrazione, Giovanni Vismara, suo consigliere in strategie e Donato Patrini, sua longa manus nei delicatissimi rapporti con i politici, Fiorani stringe alleanze fondamentali con i nomi di primo piano della scena nazionale italiana, imprenditoria e finanza comprese.
Grazie ad un sofisticato sistema di truffe e speculazioni ai danni dei correntisti e dei risparmiatori, grazie soprattutto ad accurate e continue operazioni di insider trading (ossia sapere in anticipo notizie riservate sugli investimenti ndr.) Fiorani e i suoi creano e rimpinguano a dismisura un infinito numero di conti correnti esteri sparsi in tutto il mondo, dalle Cayman a Singapore passando per la Svizzera e il Liechtenstein, ai quali attingere per foraggiare questo o quel personaggio a seconda delle necessità e delle ambizioni.
Forte di questa rete l’Ad della Bpl, che poi nel 2005 cambierà il suo nome in Banca Popolare Italiana, prepara il big business, il colpo più importante della sua vita: la scalata all’Antonveneta.
Il tipico scandalo italiano che rivela, ancora una volta, l’intreccio affaristico-criminale tra interi pezzi della classe dirigente del nostro Paese che specula e ingrassa sulle spalle di ignari e inermi cittadini.
E’ l’estate del 2004 quando Fiorani rivela a un selezionatissimo gruppo di uomini collocati nei punti strategici la sua intenzione, almeno la prima: assumere il controllo di Antonveneta assieme al gruppo di azionisti di Hopa, la creatura finanziaria di Emilio Gnutti (Hopa sta per Holding di partecipazioni ndr).
Fiorani informa per primo Gnutti, ovviamente, e poi Luigi Grillo, esponente di Forza Italia affinché metta al corrente Berlusconi delle sue mire, Ennio Doris, presidente berlusconiano di Mediolanum, Bruno Bianchi, uno degli ispettori di Bankitalia, Fabio Pelenzona vice presidente di Unicredit, consigliere di Mediobanca, esponente della Margherita e molto utile per i suoi contatti con la famiglia Benetton che detiene quote di Antonveneta, Don Gianni Bignami, prete esperto di finanza molto ben introdotto in Vaticano e soprattutto il suo interlocutore più importante Antonio Fazio, il presidente della Banca d’Italia, dalla cui firma dipende il successo del suo piano.
Fiorani inizia a muoversi per dotarsi degli elementi fondamentali di cui necessita: il consenso di coloro che contano, la situazione politica favorevole e fidati amici cui far rastrellare illegalmente le azioni Antonveneta con il denaro fornito con infiniti giri dall’estero proprio dalle casse occulte della Bpl. Gli ostacoli? Molti, ma non sono un problema: si superano comprando o ricattando, sono tali e tanti i favori che ha elargito in ogni direzione da poter passare a batter cassa in ogni sponda.
Quando infatti la Lega Nord dichiara di voler votare le nuove norme sul risparmio andando di fatto a limitare il potere di Fazio basterà una sola telefonata di Fiorani a ricordare ai vertici del partito di quel favorino che fece loro salvando dal crack certo la Credieuronord, la banca dei “purissimi” contro “Roma ladrona” fatta fallire a tempo di record con un debito enorme che si sarebbe scaricato sulle spalle degli esigenti imprenditori padani.
Il banchiere di provincia non perde un colpo, si trasferisce letteralmente al Senato e cura di persona, uno per uno, i rapporti con i vari politici per proteggere la posizione di Fazio che, naturalmente, contraccambia tanta sollecitudine.
Quando la Abn Amro nel marzo del 2005 annuncia l’Offerta pubblica di Acquisto (Opa) su Antonveneta, Fazio limita e dilata la scalata olandese favorendo quella ancora non dichiarata da Fiorani che nel contempo è riuscito a mettere insieme altri 18 investitori prestanome e denaro sufficienti per realizzare il suo sogno.
A comprare in sordina le quote della banca padovana sono tra gli altri un gruppo di rapaci imprenditori bresciani legati a Gnutti, Stefano Ricucci, Francesco Bellavista Caltagirone e altri tutti in percentuali sotto i limiti per cui andrebbero dichiarate sul mercato (2% per la Consob e 5 % per Bankitalia ndr).
Tuttavia il capo della banca olandese Rijkman Groenik ha già cominciato a sentire puzza di bruciato. E’ il momento di ingaggiare le contromosse premendo anche sugli organismi di vigilanza europea che avviano le prime richieste di verifica. Fiorani però non si perde d’animo e con la complicità di Fazio riesce a far credere che le azioni comprate dai 18 investitori non rientrano nella cosiddetta “azione di concerto”, cioè non agiscono sotto la sua regia. Nessuno, nemmeno la Consob, andrà a verificare che i soldi per l’acquisto delle azioni vengono dalla Bpl.
Nel frattempo il Banco di Bilbao lancia l’Opa sulla Bnl in cordata con le Generali e Della Valle. Ad opporsi un altro eterogeneo gruppo di “furbetti” tra cui gli immobiliaristi Danilo Coppola, Statuto e altri investitori tra cui sempre Ricucci, Gnutti e soprattutto Caltagirone.
Quando Giovanni Consorte, il numero uno di Unipol, super appoggiato da D’Alema e Fassino come rivelano le intercettazioni che non sentiremo mai e per le quali il gip Forleo ha perso il suo posto, lancia la sua Opa su Bnl, tutti i “furbetti del quartierino” gli venderanno le loro quote realizzando guadagni da capogiro e favorendo la scalata italiana sponsorizzata a gran voce dai politici nostrani che per difendere i propri interessi tuonano contro l’assalto delle banche estere a quelle italiane.
Le pressioni europee però mettono in difficoltà Bankitalia all’interno della quale si crea una vera e propria spaccatura tra gli uomini del presidente Fazio che difendono a spada tratta Fiorani e altri che invece redigono un rapporto nel quale considerano la Bpl non in grado di far fronte alla gestione di Antonveneta. Un braccio di ferro intestino che si arresta solo con l’intervento della magistratura che già da diverso tempo, grazie ad un testimone, Egidio Menclossi, scaricato da Fiorani perché faceva troppe domande, sta indagando su Fiorani e compagni. Il mago di Lodi verrà arrestato trascinando in rovina per primo Fazio e poi tutta la brigata di avventurieri che avevano trafficato e lucrato con lui. Antonveneta come noto sarà poi acquisita da Abn Amro e Bnl da Bnp Paris Bas.
Sarà quindi la magistratura ancora una volta a riportare ordine dopo l’assalto di pirateria con cui questa nuova razza predona ha fatto e continua a fare scempio dei profitti del lavoro onesto dei cittadini, assumendosi, da sola, la responsabilità del controllo e della sanzione che invece dovrebbe venire anche dagli altri organi preposti oltre che, manco a dirlo, da una politica e da un’imprenditoria onesta e trasparente. Ma non è così che funziona il sistema, anzi è anche peggio.

30 miliardi e Amen

Si è discusso a lungo di tutta questa faccenda sui giornali italiani, in particolare per alimentare la solita bagarre politica necessaria a nascondere sotto il gigantesco tappeto le molte responsabilità e le molte cointeressenze nelle scalate bancarie. Non si è parlato quasi per niente invece di alcuni cruciali passaggi della carriera di Gian Piero Fiorani alle cui origini c’è la sua naturale predisposizione agli ambienti cattolici e della Dc. Ancora prima di entrare in banca il giovane lodigiano scriveva su Il cittadino di Lodi e su L’Avvenire ed è proprio grazie alla frequentazione di Antonio Fazio che viene introdotto nelle alte sfere dell’episcopato. Nel 2000, poco dopo essere diventato amministratore delegato della Bpl, entra in contatto con il cardinale Ruini, presidente della Cei, (la conferenza episcopale italiana, cioe’ il parlamento del vaticano) con il quale mette a punto una serie di progetti per la ristrutturazione e la costruzione di parrocchie. Per analogia si potrebbe paragonare il ruolo di Fiorani e della Banca di Lodi a quello che ebbero Roberto Calvi e l’Ambrosiano anche se in proporzioni minori e fortunatamente con un epilogo meno drammatico. Entrambi però sono stati banchieri spericolati che si sono fatti strada nel mondo della finanza anche per il giusto altolocato contatto con la finanza vaticana. Della reale entità del rapporto di Fiorani con il Vaticano si conosce appena un accenno, quello che il banchiere stesso rivela ai magistrati di Milano che lo interrogano il 10 luglio 2007.
E’ Fiorani a introdurre l’argomento e lo fa con una lamentela: “Io ho perso ogni tipo di credibilità, di referenza con la Chiesa – spiega al pm Fusco – Mi dispiace dirglielo, l’ho persa completamene… (…) L’ho contestato al Cardinale Re, che ho rivisto, l’ho contestato ad altri personaggi perché ho detto: ‘Voi siete un’associazione che è la peggiore che c’è al mondo, no un conto è la fede, un conto è la Chiesa’ (…) ‘Voi vedete uno che vi dà i soldi, come io vi ho sempre dato i soldi in contanti, contabile che ho, ma andava tutto bene. Dall’altra parte quando una persona poi è in disgrazia, non fate neanche una chiamata a sua moglie per sapere se sta bene o male’. Io l’ho apertamente detto. Sa cosa mi hanno risposto? Che la chiesa è fatta di uomini e gli uomini sbagliano”.
Lo sfogo prosegue con una confessione e una pseudo minaccia di vendetta: “… io contesterò nelle sedi opportune… perché io i primi soldi neri li ho dati al Cardinale Castillo Lara, quando ho comprato la Cassa Lombarda. Che mi ha chiesto di dargli 30 miliardi delle vecchie lire possibilmente su conto estero, non sul conto del Vaticano. Io allora beh, tranquillo, con Mazza dico: ‘Allora, mi dia il conto del Vaticano che bonifichiamo la somma’, ‘No, bonifichiamo Bsi (Banca Svizzera Italiana) Lugano, mi dice’.
Alle domande del pm Fiorani chiarisce tutto l’antefatto. Una quota della Cassa Lombarda, il 30%, è di proprietà dell’Aspa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica) di cui dal 1989 è presidente il cardinale venezuelano Rosario Josè Castillo Lara. Il quale, secondo la ricostruzione del banchiere, avrebbe chiesto di far transitare il denaro tramite conti esteri per farlo poi depositare in un conto presso la Bsi di Lugano. La quota del Vaticano fu infatti prima intestata ad una società della Banca Svizzera poi girata alla famiglia Trabaldo Togna proprietaria della Cassa Lombarda che poi avrebbe venduto alla Lodi.
La ragione di questo giro è presto detta: “Noi abbiamo dichiarato un valore troppo basso – gli dice il cardinale – paghiamo troppe plusvalenze, allora facciamo un’operazione estero su estero”. E Mazza, al tempo patron di Bdl, siamo nel 1995, ordina al suo giovane pupillo di eseguire: “Va beh, vai là, fallo”.
Così Fiorani trasferisce con un bonifico bancario i 30 miliardi delle vecchie lire su questo conto svizzero e aggiunge al magistrato: “Ci sono tre conti del Vaticano (alla Bsi di Lugano ndr.) che erano su penso, non esagero, dai due ai tre miliardi di Euro!”.
Inutile dire che non è stato possibile effettuare alcun accertamento sulle dichiarazioni di Fiorani che riguardano la finanza Vaticana come in nessuno dei casi che in passato hanno coinvolto i vertici porporati. Intoccabili, ingiudicabili, improcessabili, qualsiasi sia il crimine o l’ingiustizia da loro commessa.
Eccone un dettagliato elenco, a valutare siano almeno i cristiani.

A futura memoria

Nel dossier sulla storia blasfema del Vaticano che nelle prossime settimane pubblicheremo ricostruiremo alcuni dei fatti più eclatanti che hanno visto il coinvolgimento dei vertici dell’istituzione della Chiesa cattolica in crimini più o meno gravi. Partecipazioni dirette e indirette, compiacenze e terribili omissioni.
La benedizione di dittature e violenze di massa, i genocidi di indigeni e le prevaricazioni razziali, la collusione con potenti e corrotti, le cointeressenze con speculatori e mafiosi, le cospirazioni internazionali contro i governi avversi, il riciclaggio, il silenzio e i misteri consumati all’interno delle mura vaticane, il messaggio di Fatima, la morte di Papa Luciani, i privilegi fiscali e il più orribile dei crimini: la pedofilia.
Un viaggio dentro Babilonia la grande spaccata al suo interno dall’operato misericordioso e santo di tanti missionari osteggiati e sacrificati per restituire almeno un po’ di dignità al Credo cristiano sepolto sotto cumuli di ricchezza e nefandezze che nulla hanno a che vedere con gli insegnamenti di Gesù Cristo il quale implacabilmente ricorda ai traditori della Sua Chiesa i Comandamenti e le leggi della vita Universale:

“Ama il prossimo tuo come te stesso”. (Matteo, 19,16-10). Le dittature e le guerre sante della chiesa cattolica hanno tradito Cristo.

“ E’ più facile che un cammello passi nella cruna dell’ago che un ricco entri nel regno dei Cieli”. (Matteo, 19,24) La corruzione e il potere della Chiesa Cattolica hanno tradito Cristo.

3. “Chiunque scandalizza uno di questo bimbi farebbe meglio a gettarsi in mare con una macina al collo”. (Matteo,18,11-10) La pedofilia all’interno della Chiesa cattolica ha tradito Cristo.

Diceva Giordano Bruno, il grande filosofo italiano del XVI sec, bruciato sul rogo di Campo de Fiori a Roma proprio dalla Chiesa Cattolica il 16 febbraio del 1600: “La religione è indispensabile all’uomo cosi come la filosofia. Non è possibile una società senza religione tra i popoli. Ma la religione ed in particolare quella cattolica romana deve cambiare, ritornare alle origini, deve essere strumento di fratellanza e convivenza civile tra gli uomini e non centro di potere”. Il Messaggio di questo Eterno Spirito che muta nel tempo lo faccio mio oggi. Noi non siamo contro le religioni e gli insegnamenti Universali. Noi siamo contro quei Criminali vestiti da Uomini che esercitano il potere tiranno nel nome di Cristo personificando quel blasfemo valore che inesorabilmente sta conducendo la società umana al fallimento e all’autodistruzione: l’inganno, che è peggiore del tradimento.

Seconda parte

Premessa

Per tutti coloro che non hanno avuto modo di leggere la prima parte di questo dossier, desidero ribadire lo spirito con cui è stato concepito e scritto.


Crimini in Vaticano non è e non vuole essere un attacco alla fede cristiano-cattolica e tanto meno ai suoi fedeli. E’ piuttosto il richiamo di un credente che non può accettare di vedere la figura e gli insegnamenti del Maestro Gesù Cristo disattesi, stravolti e traditi da chi dovrebbe invece rappresentarli, viverli e farli vivere. E’ una chiamata in causa che dovrebbe coinvolgere tutti i cristiani che vogliono tutelare e difendere l’integrità del loro Credo per indurre i vertici della più grande delle confessioni cristiane ad intraprendere un profondo cammino di ravvedimento spirituale e materiale.
E’ quindi con intenzione tutt’altro che anti-clericale e con spirito di servizio che vi invito a leggere quanto segue.

G.B.


Ho scritto il 22 maggio 2009:


Prefazione

“Guai a voi scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell’aneto e del cumino, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!” (Matteo cap 23, vv 23, 24)

Pensare di poter assoggettare i popoli con il Vangelo è pura contraddizione in termini.
Pur ammettendo errori di traduzione e persino malevole manipolazioni il messaggio di colui che i cristiani ritengono essere il Messia è chiaro nella sua essenza a dispetto dei secoli.
A leggerlo e rileggerlo con mente aperta si colgono nell’immediato principi che, se compresi e praticati, scardinerebbero alla base il sistema di iniquità e sopraffazione che persiste oggi come allora ed è mutato solo nei suoi aspetti più esteriori.
Le parole di Gesù Cristo, sferzanti con ricchi e potenti, e colme di misericordia e perdono per i comuni peccatori, stabiliscono i criteri fondamentali per erigere sulla terra “il regno dei Cieli” che fuor di parabola altro non è se non la società cui tutte le persone oneste (i buoni, i miti, i mansueti, i giusti… del discorso della montagna) auspicano: giusta, prospera e solidale.
Sin dagli esordi il cristianesimo non ha saputo tradurre in azione la portata rivoluzionaria della “buona novella” rimanendo imprigionato nel formalismo delle dottrine a difesa delle quali è scivolato progressivamente nella deriva della violenza, del fanatismo e dell’intolleranza.
La babele di interpretazioni che ne è poi scaturita non ha fatto altro che separare e contrapporre i popoli impedendo all’uomo la possibilità di vivere la salvezza del Vangelo.
Le Chiese sempre più avide di potere temporale si sono insinuate in quel gioco di prepotenza, corruzione e inganno da cui l’insegnamento cristico, invece, ci avrebbe potuti “rendere liberi, ma liberi davvero”.
Scribi e farisei di ogni sorta e ogni tempo hanno adattato ai loro ignobili scopi la figura di Gesù Cristo facendone vessillo di arroganza e sottomissione, icona da idolatrare e temere, strumento di ricatto e di superstizione. In suo nome si è ucciso e si uccide, si è mentito e si mente, si è affamato e si affama, si è violentato e si violenta, si è punito e si punisce, si è ingannato e si inganna…
L’immaginetta di un Gesù prima vendicativo e poi buonista ha formato generazioni di credenti convinti che la dimensione del vero cristiano si limiti ad un sufficiente buon comportamento individuale e, nella migliore delle ipotesi, ad una solidarietà del tempo libero o della fugace seppur magari cospicua offerta.
In realtà il messaggio del figlio di Dio risuona come una possente chiamata al concreto cambiamento.
Fornisce la chiave di volta, la soluzione, per rimuovere le cause delle sofferenze e non soltanto i metodi per curare gli effetti. Chiama all’amore per il prossimo, tutto il prossimo, al perdono poiché nessuno è esente dal peccato e ancor prima di tutto alla Giustizia.
Tre pilastri che le Chiese hanno reso concetti astratti concentrando l’attenzione dei fedeli sui riti, sulle formalità, sulle esteriorità ipocrite e indirizzando la buona fede e la buona volontà sull’assistenzialismo che se non è fondato su un progetto di dignità e riscatto non produce altro che ulteriore povertà e degrado.
Eppure vi sono servitori di Cristo che hanno saputo incarnare il Vangelo rendendolo vivo piuttosto che ridurlo ad un libello per il circolo culturale dei benpensanti.
“In quarant’anni – spiega don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera - ho imparato che una società felice è quella dove ci sono meno solidarietà e più diritti. La bontà da sola non basta, a volte anzi è un alibi per lasciare irrisolti i problemi. Questa bontà ci rende complici di un sistema fondato sull’ingiustizia, che poi delega ad un pugno di volontari la cura delle baraccopoli perché non diano troppo fastidio. I volontari del Gruppo Abele, cattolici o no, non hanno certo rimpianti per la vita che si sono scelti. Erano tutto quanto volevamo fare. Ma non quanto potevamo fare. Si ha sempre l’impressione di rincorrere i problemi. La questione è reclamare più giustizia, non offrire come carità ciò che dovrebbe essere un diritto”.
Poche parole, semplici, precise che rammentano senza equivoci o mediazioni al cristiano che può e deve pretendere dalle varie istituzioni che dovrebbero rappresentarne i valori di attivarsi al fine di incidere realmente sugli equilibri e sulle politiche che fanno della terra promessa un inferno.
Pur tenendo conto delle umane debolezze e delle terribili condizioni geopolitiche che hanno segnato la storia delle nazioni è fuor di dubbio che la maggior parte dei capi religiosi e, restando in Italia, dei vicari di Cristo: i papi della Chiesa Cattolica, abbia agito senza scrupoli avvantaggiandosi dei tiranni e ricorrendo a orrende pratiche di tortura pur di mantenere inalterato lo stato di soggiogamento e terrore con cui hanno dominato i popoli.
Le crociate, l’inquisizione, il cristianesimo imposto con la violenza ai nativi delle nuove terre, gli intrighi di palazzo, gli assassini impuniti, le morti misteriose, le alleanze, le dittature, i grandi affari…
In 2000 anni la Chiesa Cattolica è stata capace di ammodernare i suoi crimini più di quanto non abbia fatto con le sue vedute.
Eppure vi sono stati papi dalla guida illuminata che hanno tentato di ricondurre la chiesa nell’alveo dell’insegnamento cristico. Se non vi sono riusciti però è perché hanno dovuto cedere al ricatto della compromissione oppure perché sono stati eliminati con la forza.
Certo non si possono porre sullo stesso piano papa Borgia, ricco, potente e spregiudicato, e papa Benedetto XV, che levò la voce contro la guerra, o Giovanni XXIII e la sua apertura sociale del vangelo e Pio XII che invece tacque e usò i genocidi per “difendere” la fede, ma il risultato finale è quello sotto gli occhi di tutti.
Da una parte una chiesa ricca, opulenta, potente intricata con le manovre politiche economiche che divorano il mondo e dall’altra una chiesa di sacerdoti e suore veri vicino alla gente e agli ultimi del mondo.
Così il Vaticano mantiene la sua influenza tra i grandi e si accaparra il consenso dei piccoli che nei suoi uomini più veri vede una speranza di sopravvivenza. Con una mano affama con l’altra sbriciola avanzi, con una commercia in armi con l’altra lenisce le ferite, con una gioca in borsa e con l’altra destina spiccioli ai più disperati… Con una crea la domanda, con l’altra una misera offerta. Potere e consenso, in una sola mossa.
Le pagine che seguiranno, ben lungi da presentare un esaustivo escursus della storia della Chiesa Cattolica, vogliono offrire un’opportunità, non soltanto di conoscere i crimini e le abnormi contraddizioni di un’istituzione antichissima che è sopravvissuta ad ogni tempo, ma soprattutto di comprendere il grande inganno, l’enorme specchio per le allodole che porta credenti e non credenti a pensare di poter vivere con la coscienza a posto e per molti di sentirsi buoni cristiani quando ogni giorno, ogni minuto, la fame, la violenza, la disperazione e il terrore attanaglia la vita di milioni e milioni di esseri umani: il nostro prossimo.
Oggi non ci si può più nascondere con l’alibi dell’ignoranza medievale, ricchi e poveri, tutti siamo chiamati all’altruismo quotidiano e alla pretesa di giustizia come forme di politica sociale per i popoli. Nessuna civiltà è tale se sviluppo e progresso sono esclusiva prerogativa di pochi. Non esistono cristianesimi della mondanità, gesù dei potenti e dei ricchi.
Esiste un Gesù Cristo con il Vangelo per gli uomini e le donne di ogni tempo e le sue parole sono chiare ed inequivocabili:
“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei non entrerete nel regno dei Cieli”.

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sabato 6 giugno 2009

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"Home", un film per salvare la Terra
Il progetto curato da Luc Besson: sorvolati 54 paesi, con 120 località scelte per gli scenari più spettacolari


PARIGI – Un film per salvare il mondo, in uscita planetaria, su tutti i supporti e a scopo benefico. E’ “Home”, l’ambizioso progetto di Luc Besson, sostenuto dal gruppo Pinault e girato da Yann Arthus-Bertrand, noto fotografo che da anni immortala la terra dal cielo.

VISIONI - E dal cielo il pianeta diventa di nuovo protagonista di un film che percorre 54 paesi, 120 località di un set durato 217 giorni su 18 mesi per 500 ore di girato. Immagini spettacolari per ricordare i rischi che corre il mondo, la casa di tutti, “home”, appunto: effetto serra, estinzione di specie animali e vegetali, esaurimento delle materie prime.

CONTINENTI - Immagini emozionanti dai cinque continenti. Riprese aeree che sfiorano cascate amazzoni, fiumi africani, barriere coralline australiane, e poi si inoltrano tra i grattacieli delle nuove metropoli cinesi, inseguono balene, orsi bianchi, carovane di dromedari. Oppure scoprono impressionanti bidonville nigeriane o angoli sperduti della Siberia, rubando gli istanti del paziente lavoro di marocchine impegnate nella raccolta nei campi, o giganti trebbiatrici in Colorado.

AMBIENTE – Il film di 90' che si vuole messaggio universale uscirà contemporaneamente in 87 paesi, Italia inclusa, il 5 giugno, giornata mondiale dell’ambiente voluta dall’Onu, non solo nei cinema, ma anche in tv, su internet e dvd. Proiezioni all’aperto sono previste a Parigi, Cancun, New York, Bristol e Barcellona. Tutti i profitti saranno destinati all’associazione Goodplanet, fondata dallo stesso Arthus-Bertrand nel 2005 per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle prospettive offerte dallo sviluppo sostenibile e salvare così la casa di tutti, la terra, “home”.